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Chi Siamo?

Il terremoto che devastò il Friuli, oltre a far crollare o a danneggiare case, fabbriche e chiese, poteva disgregare il tessuto sociale di tanti paesi e a essere maggiormente a rischio erano i giovani e i bambini. Ma con lo spirito che da sempre contraddistingue i friulani non ci si perse d’animo e si cercò subito di correre ai ripari. A Spilimbergo non mancavano persone capaci di farsi carico di un ruolo che poi si è rivelato determinante per la rinascita della comunità, colpita da un evento catastrofico che ancora oggi rimane indelebile nei ricordi di chi l’ha vissuto. In quel contesto, all’ombra del campanile della parrocchia, nacque l’idea di aggregarsi per dare un punto di riferimento ai ragazzi della cittadina. Da una riunione nella taverna di Pietro Lovison, imprenditore di successo nel settore dei salumi, prese le mosse così una storia ora diventata quarantennale il cui nome è Polisportiva Aquila. «Il nostro obiettivo – spiega lo stesso Lovison – era dare un contributo alla ricostruzione morale e materiale dopo il sisma e alla riscoperta di valori genuini come l’amicizia, l’unità familiare, la sana competizione sportiva e l’educazione dei giovani».

Il primo consiglio era formato, oltre che da Lovison, che la guidò dal 1976 al 1984, ma che ancora oggi resta vicino a quella che considera come una propria creatura (ne è presidente onorario), anche da Vitto Bravo e Giuliano Chivilò, Giovanni e Luigi Guerra, Franco Ceconi, Angelo Perrucci, Sandro Sarcinelli, Gonario Sulis, Luigi Miniscalco, che assunse il ruolo di segretario del sodalizio. Non mancò poi il supporto di altre persone che nel tempo, oltre a ricoprire incarichi ufficiali, diedero un contributo determinante per la crescita della Polisportiva, da Danilo Ongaro a Vittorio Giacomello, da Luciano Calligaris a Gustavo e Adelina Cesare. Senza dimenticare, naturalmente, il supporto garantito dal parroco del tempo di Santa Maria Maggiore monsignor Lorenzo Tesolin e dal cappellano don Paolo Zovatto, che non mancava mai di scendere in campo nelle classiche partite tra adulti e ragazzi che hanno contraddistinto i primi anni dell’Aquila. Ma era l’intera comunità spilimberghese a partecipare alla vita associativa. Si intendeva dare un’organizzazione all’attività che già coinvolgeva i ragazzi che frequentavano il campetto parrocchiale e il campeggio estivo di Fusine. Fu scelto il nome Aquila perché si voleva volare alto e il gialloverde come colore sociale fu una conseguenza delle prime magliette regalate da monsignor Tesolin. Ma, considerato che Lovison era un grande tifoso di Juventus e Udinese, non mancavano le divise bianconere, con le quali si giocarono peraltro le prime partite in Terza categoria. Prima di approdare nei campionati Figc forte fu il coinvolgimento nell’ambito del Csi (Centro sportivo italiano) e le prime magliette sfoggiate furono quelle rosse “mitiche” della Meroni, che molti spilimberghesi over 50 ricordano con nostalgia.

Si pose anche il problema degli impianti. Il campetto parrocchiale era inadeguato, con un terreno sassoso che andava bonificato. Ci vollero diversi mesi di lavoro e intanto l’attività fu trasferita momentaneamente a Tauriano. Cominciò anche la costruzione della struttura polivalente destinata a ospitare spogliatoi, area bar-cucina, un ampio salone e altri servizi. «In otto anni – ricorda Lovison – abbiamo speso 150 milioni di lire senza chiedere soldi a nessuno. Di fronte alle difficoltà garantivo io».

Pian piano le squadre presero forma e cominciarono gli impegni agonistici nel calcio. La prima vittoria di rilievo si registrò nel quadrangolare di Ferrara per allievi (era il 1978), l’anno successivo festa e triangolare con il Csi di Ferrara e di Milano e trionfo nel torneo Pasutti di Udine per giovanissimi, senza subire nemmeno un gol. E nella stagione 1981-’82 avvenne il salto nella Figc, con l’iscrizione di una squadra alla Terza categoria, con allenatore Aldo Sartor e preparatore atletico Sergio Ferrarin. Fu creato anche un fiorente vivaio e l’accordo con l’Unione sportiva Spilimbergo consentì di allestire formazioni molto competitive. Il traguardo più importante fu il primo posto ottenuto tra le squadre non professionistiche con gli allievi. Ma anche con la compagine maggiore non sono mancate le soddisfazioni, con due promozioni in Seconda categoria. Oggi la società può contare su tre

squadre di piccoli amici con 40 mini-calciatori, tre di pulcini con trenta bambini e una di esordienti a 9 (15 ragazzini in rosa). E nel volley femminile, altra disciplina curata dalla Polisportiva (oltre a bocce e tennis), sono una novantina le ragazze impegnate.

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